VITE SPRECONE

VITE SPRECONE

Nel racconto si intrecciano sprechi di beni materiali e immateriali.

Si parte dal cibo, visto che gli italiani in media gettano nel cestino circa il 20 per cento della spesa di pane, pasta e carne, e si passa poi ai consumi energetici che hanno determinato un deficit di risorse naturali preoccupante: ne consumiamo più di un terzo di quelle che la Terra è in grado ogni anno di riprodurre.

Lo spreco ci sommerge, e la spazzatura invade le nostre città.
Si affronta poi la grave crisi economica in corso, e le opportunità che offre.

A partire dalla possibilità di rivedere i nostri stili di vita, non rinunciando ai consumi ma eliminando appunto gli sprechi, ovunque.

Dalle case alle istituzioni pubbliche il dittico non sprecare diventa una sorta di undicesimo comandamento scolpito nelle nostre vite quotidiane.

Di Antonio Galdo.

Regia di Angela Zamparelli A cura di Giancarlo Simoncelli.

Andato in onda in 20 puntate dal 09/03/2009 al 03/04/2009


INCIPIT:

La poetica fantasia di Italo Calvino aveva previsto tutto, 35 anni fa parlando di una città immaginaria Leonida scriveva: il pattume di Leonida a poco a poco invaderà il mondo cancellerà traccia della città sempre vestita a nuovo, Leonida, scriveva ancora Calvino espelle robba più che ne accumula.


La letteratura è sempre stata affascinata dalla spazzatura e dal rifiuto come specchio del tempo del nostro vivere quotidiano e innanzitutto di quella nostra ossessione più radicata sprecare sempre e comunque.

Pensate alle descrizioni della prima rivoluzione industriale attraverso le pagine di Charles Dickens come lo scrittore inglese riuscì ad affrescare un nuovo benessere che in quel momento si affacciava in Inghilterra;

un benessere che combinava comico e tragico grottesco e reale in quei luoghi in quelle città che con, l’opulenza moltiplicavano anche l’immondizia e, date un occhio o meglio, date una lettura al  recentissimo romanzo di Cormac McCarthy “La strada”, dove è descritta una società industriale una società post industriale collassata e un’immagine attualissima, quasi una visione onirica della Apocalisse con un uomo e un bambino che attraversano un paese devastato dove sono circondati da rifiuti, detriti, macerie, immondizia, insomma immondizia che li sta letteralmente sommergendo e che li accompagnerà verso la morte.


La letteratura dunque come la poesia è riuscita nel corso del tempo a dare una rappresentazione lirica di ciò che la spazzatura il rifiuto rappresenta quasi come identità del nostro vivere quotidiano.

Sono state immagini frutto di invenzioni quasi visioni da parte degli autori degli scrittori dei poeti che le hanno costruite ma come spesso accade la realtà può perfino superare la fantasia.

Ed eccoci oggi a fare i conti piuttosto disarmati piuttosto impreparati con ciò che ci ha reso come uomini e come donne più vulnerabili: Lo spreco o meglio le nostre vite sprecone. Il titolo che abbiamo deciso di dare a questo ciclo del programma alle otto della sera.

Vite che attraverso il secchio dei rifiuti, il luogo dove finiscono o dovrebbero finire gli scarti quotidiani, possiamo guardare dentro esaminare fino in fondo andare a vedere ciò che contengono, attraverso le luci e le ombre.

Tante tantissime ombre quasi l’oscurità in fondo a quel secchio l’oscurità di un benessere che non riusciamo più a governare ad amministrare ad orientare verso un orizzonte solido dell’uomo contemporaneo, e in qualche modo un benessere che non riusciamo più a consolidare in uno stile di vita che non sia orientato dal dogma dello spreco.


I rifiuti insomma con la loro abbondanza con quelle immagini anche drammatiche di città sommerse dalla spazzatura, ci richiamano alla realtà, ci richiamano al dovere di guardarci allo specchio: pensate un attimo a quelle foto a quei filmati che hanno girato il mondo che hanno scioccato opinioni pubbliche nazionali e internazionali di una grande metropoli come Napoli, sommersa dai rifiuti.

Ma pensate anche a tutte le città dove oggi viviamo..